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Certi Bambini di Diego De silva |
Scrivere "Certi bambini. Diego De Silva racconta, con un linguaggio preso direttamente dalle nostre periferie, una vicenda che, con sfumature certamente diverse, è accaduta, potrebbe accadere o sta accadendo in questo momento. Solo è più facile credere che sia solo un romanzo. Rosario cammina che sembra un uomo con le scarpette di gomma dura, ma il suo cuore è tutt'altro che pieno di paura come invece quello del Nino di De Gregor. Un po' agitato, ci mancherebbe, ma con la consapevolezza di non aver sbagliato il suo calcio di rigore: il “pezzo”, il suo primo “pezzo” l'ha fatto. E questo conta. Chi può pensare, anche solo lontanamente immaginare, che quel piccolo calciatore così carino tra poco farà secco un uomo? Nessuno, neppure il predestinato morto.
Certi bambini.
De Silva racconta , con un linguaggio preso direttamente dalle nostre periferie, una vicenda che, con sfumature certamente diverse, è accaduta, potrebbe accadere o sta accadendo in questo momento. Solo è più facile credere che sia solo un romanzo. Rosario cammina che sembra un uomo con le scarpette di gomma dura, ma il suo cuore è tutt'altro che pieno di paura come invece quello del Nino di De Gregori. Un po' agitato, ci mancherebbe, ma con la consapevolezza di non aver sbagliato il suo calcio di rigore: il “pezzo”, il suo primo “pezzo” l'ha fatto. E questo conta. Chi può pensare, anche solo lontanamente immaginare, che quel piccolo calciatore così carino tra poco farà secco un uomo? Nessuno, neppure il predestinato morto. Diego de Silva con il romanzo “Certi bambini” ci apre gli occhi sulla genesi di un piccolo soldato di camorra, come ce ne sono tanti in giro. Rosario vive e assiste nonna Lillina, rimbambita dal Roipnol e da Maurizio Costanzo, frequenta una casa d'accoglienza perché incoraggiato da Santino, un giovane volontario per il quale non si sarebbe potuto scegliere un nome più appropriato, ma soprattutto perché a Casa Letizia c'è Caterina, la desiderata Caterina. Un bravo ragazzino, in fin dei conti. Ma quando la strada ti diventa più familiare della tua casa, quando la tua famiglia vera sono i vari Vito, Brasile, Bloccasterzo, quando quello “bbuono” è il ventenne tutto pistola e calci in faccia (Damiano), quando inizi a pensare e desiderare il “rispetto”.... non li ritrovi più tutti i buoni propositi e le belle intenzioni. Cresci veloce, bruci tutto e quando ti si presenta l'occasione, tipo quel bastardo di Santino che ti frega la donna che non è mai stata tua, inizi a pensare che gli sgarri devono essere pagati e ti rivolgi a balordi perché gli diano una lezione. Se, poi, Caterina muore e nella tua mente il colpevole è il dottore e non l'emorragia o semplicemente non ti è piaciuto il suo distacco, una pistolettata alle gambe è quello che sistema le cose. D'altra parte, Damiano te l'ha fatto vedere: “prima si accarezza il cane suo e poi lo spara”. Senza sentimenti. Rosario spara e prova l'ebbrezza del potere, Rosario sa che pienezza dà lo sguardo basso della signora Assuntina, Rosario tra poco ammazzerà lo stronzo che qualche mese prima ha picchiato Vito. Rosario ha dodici anni. Forse proprio perché ha dodici anni, Rosario non sa che nel mondo degli uomini di camorra tutto ha il suo prezzo. Anche il millantare un'appartenenza a questo o quel clan e, quando lo capisce, suda freddo, non può più tornare indietro, si rende conto di essersi irrimediabilmente perso. De Silva racconta , con un linguaggio preso direttamente dalle nostre periferie, una vicenda che, con sfumature certamente diverse, è accaduta, potrebbe accadere o sta accadendo in questo momento. Solo è più facile credere che sia solo un romanzo.
Intervista Diego De silva http://www.nonleggere.it/default.asp?content=%2Fnarrativa%2Frosso1%2Fdiego%5Fde%5Fsilva%5Ftesto%2Fschedatesto%2Easp "
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