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 Cinema: Il viaggio dell'eroe

Area sociale Scrivere "
CINEMA: IL VIAGGIO DELL'EROE
di STEPHEN ROBERTS
In Occidente, anche da una superficiale osservazione della società e, in particolare, della sua componente giovanile, apparirà evidente che questa teoria ha un qualche fondamento (i registi Quentin Tarantino e Whit Stillman hanno rappresentato questa realtà di tutti i giorni in film recenti, mettendo in bocca ai vari personaggi citazioni e considerazioni prese dal mondo del cinema). Credo perciò che sia arrivato il momento di cercare di capire se vi siano - e quali siano - i lati positivi di un mezzo di espressione per certi aspetti criticato, che tuttavia è diventato la forma di intrattenimento preferita da milioni di persone nei paesi anglofoni….


CINEMA: IL VIAGGIO DELL'EROE

In Occidente, anche da una superficiale osservazione della società e, in particolare, della sua componente giovanile, apparirà evidente che questa teoria ha un qualche fondamento (i registi Quentin Tarantino e Whit Stillman hanno rappresentato questa realtà di tutti i giorni in film recenti, mettendo in bocca ai vari personaggi citazioni e considerazioni prese dal mondo del cinema). Credo perciò che sia arrivato il momento di cercare di capire se vi siano - e quali siano - i lati positivi di un mezzo di espressione per certi aspetti criticato, che tuttavia è diventato la forma di intrattenimento preferita da milioni di persone nei paesi anglofoni…. La ricetta di Hollywood è sempre stata basata su una lavorazione di qualità e su una strategia di mercato a tutto campo, anche se per decenni il suo star system ha creato molti personaggi mitici, che il pubblico americano (e non solo quello) adorava e accorreva in massa a vedere nei loro film, belli o brutti che fossero. Molti dei responsabili delle case di produzione erano di origini europee e per loro non fu difficile capire che il pubblico americano aveva bisogno di una sua "aristocrazia''. …. Che cosa è che assicura a un film un successo di cassetta? E' ovvio che gli attori, il regista, la troupe, i produttori e gli addetti al marketing sono tutti di grande importanza. Ma se la sceneggiatura non funziona, se la storia non ha quel 'qualcosa', quel "gancio" che cattura lo spettatore, nemmeno i migliori attori, registi, tecnici delle luci e del suono, montatori né la migliore colonna sonora del mondo potranno soddisfarlo. Ebbe modo di riconoscerlo anche un celebre regista come il compianto David Lean [Breve incontro (1945), Il ponte sul fiume Kwai (1957), Lawrence d'Arabia (1962), Il dottor Zivago (1965), etc.]. "In un film, lo sforzo maggiore dal punto di vista mentale e creativo è dato dalla sceneggiatura. Il suo autore non solo crea la storia ma trae dalla sua immaginazione esseri umani, dà loro parole da dire e pensieri da pensare. Sul set di un film, lo sceneggiatore è l'unico, vero 'creativo'. Senza di lui gli attori non avrebbero una parte da recitare né battute da pronunciare; e i registi farebbero solodo*****entari, magari anche buoni ma comunque privi della forza, dell'umanità e del fascino di un'opera di arte drammatica" (4). Se questo 'qualcosa' di indefinibile che dà alla trama di un film "la forza, l'umanità e il fascino di un'opera di arte drammatica" avesse potuto essere individuato e distillato Hollywood avrebbe messo le mani su una 'gallina dalle uova d'oro'. Ebbene tutto questo nel 1985 accadde. Christopher Vogler è un 'lettore' di sceneggiature che lavora presso diversi studios di Hollywood. In varie occasioni, gli sono state chieste ricerche sulle fiabe e le leggende di diverse culture. Ricorda di aver letto di tutto, dai poemi epici ai racconti mitici norvegesi e celtici, dai romanzi ai fumetti (5). Vogler ricercava e voleva capire quale fosse la "ricetta segreta" della buona sceneggiatura e un giorno gli capitò tra le mani lo studio di Joseph Campbell intitolato The Hero with a Thousand Faces (L'eroe dai mille volti) (6). La chiave era proprio qui. Campbell aveva fatto del mito il suo campo di ricerca e di esperienza e l'aveva investigato approfonditamente, includendo nei suoi studi le fiabe dei fratelli Grimm (7), le varie leggende sul Graal (8) e le opere del padre della psicologia analitica, C. G. Jung, secondo il quale "il Mito è più individuale e esprime la vita con più precisione della scienza" (9). Campbell capì che i simboli della mitologia non sono invenzioni casuali e che non sarebbe opportuno usarli nel modo sbagliato o ignorarli sistematicamente. Con rigore scientifico, Campbell mise a confronto centinaia di racconti e di leggende tribali prelevati dalle più svariate culture e dai periodi storici più diversi. Gradualmente, arrivò così a scoprire una sorta di trama-archetipo, un 'monomito' comune a tutte le storie; un Viaggio dell'Eroe in 19 tappe presenti, in parte o in toto, in ogni mito, anche se non necessariamente nella stessa sequenza. Divenne inoltre ovvio per Campbell che i miti e le leggende che aveva studiato rappresentassero qualcos'altro, qualcosa di più profondo. Scrisse: "Non è esagerato dire che il mito costituisce il passaggio segreto attraverso il quale le inesauribili energie del cosmo penetrano nelle forme della cultura dell'Uomo... Il Viaggio dell'eroe mitologico può avvenire anche materialmente ma questo aspetto è irrilevante. In realtà il Viaggio è fondamentalmente un evento interiore, un viaggio verso profondità in cui oscure resistenze vengono vinte e resuscitano poteri a lungo dimenticati per essere messi a disposizione della trasfigurazione del mondo... Il periglioso viaggio non ha per scopo la conquista ma la riconquista, non la scoperta ma la riscoperta. L'eroe è il simbolo di quell'immagine divina creativa e redentrice che è nascosta dentro ognuno di noi e che aspetta solo di essere trovata e riportata in vita" (10). Nel Viaggio dell'Eroe scoperto da Campbell, Vogler capì di avere trovato "gli antichi strumenti dell'arte del narratore" e con essi l'ingrediente principale che sottende le sceneggiature dei film di successo prodotti a Hollywood. "Ho utilizzato le idee del Viaggio dell'Eroe di Campbell per cercare di capire il successo straordinario di film come Guerre stellari e Incontri ravvicinato del terzo tipo. Il pubblico tornava a vederli più volte, come se fosse alla ricerca di una qualche esperienza religiosa. La mia impressione è che questi film attiravano la gente così tanto poiché contenevano gli elementi universali e appaganti che Campbell aveva scoperto nei miti. In quei film c'era qualcosa di cui la gente aveva bisogno" (11). (George Lucas, va sottolineato, ha studiato a fondo l'Eroe di Campbell prima di iniziare a scrivere la composita trama della prima trilogia di Guerre stellari (12) ). "Le storie (contenute nell'Eroe) riflettono con grande precisione i meccanismi della mente umana, sono vere mappe della psiche. Sono valide sul piano psicologico e realistiche su quello emotivo anche quando parlano di eventi fantastici, impossibili o irreali", osservò successivamente Vogler con entusiasmo (13), "Il Viaggio dell'Eroe è estremamente duttile, capace di infinite variazioni senza per questo perdere la sua magia; per questo sopravviverà a noi tutti". Entro il 1985 Vogler adattò e semplificò l'Eroe di Campbell per gli sceneggiatori. Le varie tappe vennero ridotte da 19 a 12 e descritte in un memorandum di sette pagine che immediatamente diventò lettura obbligata per i dirigenti del settore sviluppo della Walt Disney Corporation, dove Vogler lavorava ora nella divisione animazione (e dove successivamente contribuì all'impostazione e all'armonica stesura della trama di film come Aladino, La Bella e la Bestia e Il Re Leone). Ben presto, il lavoro di Vogler sulla 'struttura del mito' a Hollywood diventò di dominio pubblico e nel 1992 il memorandum venne da lui stesso ampliato in un libro dal titolo Il viaggio dello scrittore (The Writer's Journey) (14), da allora divenuto lettura obbligata per ogni sceneggiatore alle prime armi. Esiste anche uno speciale programma per computer che, secondo i suoi ideatori, "tiene conto delle idee letterarie dell'approccio mitologico-popolare di Campbell all'arte di scrivere storie". (Negli ultimi anni della sua vita, Campbell - morto nel 1987 - fu molto festeggiato dall'industria cinematografica americana). Il Viaggio dell'Eroe stile Hollywood Ecco le dodici tappe che Vogler ricavò dal Viaggio dell'Eroe per le sceneggiature cinematografiche. 1. Il Mondo Ordinario. L'Appello all'Avventura 3. Il Rifiuto dell'Appello 4. L'Incontro con il Maestro 5. L'Attraversamento della Prima Soglia 6. Prove, Alleati, Nemici 7. L'Avvicinamento alla Caverna più Segreta 8. La Prova Suprema 9. Il Premio 10. La Via del Ritorno 11. La Resurrezione 12. Il Ritorno con l'Elisir Nella prima tappa, l'eroe - che può essere sia uomo sia donna - viene strappato alla sua vita di tutti i giorni e trasportato in un mondo speciale, nuovo ed estraneo. L''Appello all'avventura' serve a rivelare la posta in gioco e chiarisce qual è la meta dell'eroe. Questo appello potrebbe significare semplicemente che l'eroe non ha altre scelte, ma una volta che l'Appello è arrivato, l'eroe non può più vivere nel suo famigliare mondo ordinario. Il 'Rifiuto dell'Appello' rappresenta la comune debolezza umana e Vogler dice che gli eroi riluttanti devono essere chiamati più volte all'avventura - e quando non basta "incitati, blanditi, adulati, tentati o costretti" - se cercano di sottrarsi alla loro responsabilità. Il rifiuto è tuttavia comprensibile perché la persona si trova di fronte alla peggiore di tutte le paure, il terrore dell'ignoto. Ma insistere nel rifiuto può essere foriero di disastri e rendere prigionieri del passato o portare alla negazione della realtà. Una volta risposto all'appello, l'eroe quasi sempre entrerà in contatto con una qualche fonte di saggezza o di aiuto prima di intraprendere l'avventura. Questa è la fase chiamata 'L'Incontro con il Maestro', che può essere un individuo ma anche un oggetto, un anelito irresistibile, un precetto o un motto che torna alla mente. La quinta tappa, 'L'Attraversamento della Prima Soglia', è l'atto di volontà con cui l'eroe si dedica all'impresa anima e corpo, confrontandosi con il problema e cominciando ad agire. Questa fase richiede grande coraggio da parte dell'eroe. E' un passaggio da cui non si torna indietro, il salto va fatto con fede, con la fiducia che in qualche modo si cadrà in piedi. E' a questo punto che l'eroe incontrerà i primi 'Guardiani della Soglia', che a volte si presenteranno con un volto tutt'altro che rassicurante. Il loro compito principale è quello di mettere alla prova l'eroe. E lui potrà voltarsi e fare marcia indietro, passare all'attacco, agire d'astuzia o con l'inganno per evitarli, potrà cercare di corromperli, di placarli o di farseli alleati. Come facevano gli Indiani delle grandi praterie che, per avvicinarsi a una mandria di bisonti, si mimetizzavano sotto le pelli degli animali, il modo migliore per sottrarsi a loro è di 'mettersi nei loro panni', ma in senso più figurato che letterale. A fungere da Guardiani possono essere inconsapevolmente anche le persone più care e i migliori amici dell'eroe e saranno loro a mettere alla prova la sua determinazione, soprattutto se sono riluttanti a vedere il suo cambiamento (in quanto potrebbe ripercuotersi sul loro senso di sicurezza). Vogler spiega che, "a un livello psicologico più profondo, questi 'Guardiani della Soglia' rappresentano i nostri demoni interiori: le nevrosi, le cicatrici emotive, i vizi, le dipendenze e le auto-limitazioni che trattengono la nostra crescita e la nostra evoluzione" (p. 64). Vogler descrive anche altre figure archetipiche o maschere, che possono comparire lungo il Viaggio, archetipi quali Shapeshifter (il Trasformista), Herald (l'Araldo), Shadow (l'Ombra), Trickster (l'Imbroglione) e Ally (l'Alleato). Anche l'eroe o il maestro possono assumere sembianze diverse in momenti diversi, così come in un film possono esservi svariati Viaggi dell'Eroe. Nel suo libro, Vogler prende come esempi film assai conosciuti per illustrare le tappe del Viaggio. Quando si trova nella sua nuova situazione, l'eroe deve imparare subito non solo a cavarsela ma anche a capire quali siano gli amici e quali i nemici. Nei film a questo punto compaiono spesso figure di Trasformisti e vi è l'incontro dell'eroe con la loro anima o con il loro animus, un individuo di sesso opposto su cui l'eroe potrebbe proiettare i propri bisogni o le proprie forze inconsce, rendendo pertanto questo individuo particolarmente attraente. A metà del Viaggio c'è la settima tappa, 'Avvicinamento alla Caverna più Segreta', in cui l'eroe può sostare per prepararsi, pianificare e riorganizzarsi prima di attraversare la seconda, importante soglia. I Guardiani della Soglia sono qui ancora più potenti, e dal momento che i più grossi pericoli e persino la morte sono in agguato l'eroe dovrà fare uno sforzo di volontà molto intenso per superare le sue resistenze e le sue paure. Nella 'Prova Suprema' l'eroe affronta la sua paura più grande e deve morire, o sembrerà morire, per poter rinascere e ritornare cambiato, trasformato. "In ogni storia, in un modo o nell'altro - scrive Vogler - gli ero affrontano la morte o un'esperienza equivalente: le loro paure più profonde, il fallimento di un'impresa, la fine di un rapporto, la morte di un tratto della sua vecchia personalità". Joseph Campbell disse che la Prova fa dell'eroe il campione non di cose avvenute ma di cose in divenire. "Il drago che l'eroe deve uccidere è proprio il mostro dello status quo: Holdfast, il custode del passato". Viene da pensare che non solo gli individui ma anche le istituzioni potrebbero trovarsi catapultate in un Viaggio dell'Eroe fatto di prove e di reale trasformazione interiore. Nella tappa numero nove, 'Il Premio', l'eroe prende possesso di quanto è venuto a cercare e a questo punto può anche sentirsi realizzato, rendendosi improvvisamente conto di quello che lui (o lei) è realmente, e magari di quanto in passato sia stato sciocco o ostinato. Ora l'eroe si prepara a tornare nel 'Mondo Ordinario' ma teme che la magia e la saggezza della Prova possano svanire nel nulla alla cruda luce della vita di tutti i giorni. L'eroe deve quindi sforzarsi di continuare a dedicarsi ad un continuo cambiamento interiore. L'undicesima tappa, 'La Resurrezione', costituisce il culmine di ogni film: qui l'eroe deve dimostrare che la sua vecchia personalità è del tutto morta e che quella nuova è immune alle tentazioni e alle dipendenze di cui era prigioniero. La Resurrezione implica il sacrificio e Vogler sostiene che il sacrificio è il tratto distintivo dell'eroe, che è pronto a rinunciare a qualcosa a cui tiene per un ideale o per un gruppo. (Questo punto viene evidenziato per i bambini in Ercole, il recente film a cartoni animati della Walt Disney, anche se il lettore che conosce bene la leggenda potrà disperarsi per le omissioni e gli 'abbellimenti' del film). La conseguente trasformazione fa sì che quanto c'era di buono nel 'vecchio' sia amalgamato con la lezione imparata nel Viaggio. E' possibile tuttavia che l'eroe ricada più volte nell'errore prima della vittoria finale e dell'epilogo, l'ultima tappa del Viaggio chiamata 'Il Ritorno con l'Elisir'. Scrive Vogler: "Sta ad ognuno di noi stabilire che cosa sia l'Elisir - saggezza, esperienza, denaro, amore, fama o l'eccitante avventura di tutta una vita. Ma una buona storia, così come un buon viaggio, ci lasciano con un Elisir che ci trasforma, che ci rende più consapevoli, più vivi, più umani, più integri, insomma più parte di un insieme. Il cerchio del Viaggio dell'Eroe è completo". E se l'Eroe fallisce? In questo caso deve ripetere tutte le prove fino a quando non avrà imparato la lezione o riportato a casa l'Elisir da condividere con gli altri. Il film Guerre Stellari è un esempio perfetto delle varie fasi in cui il Viaggio dell'Eroe è suddiviso. Passo dopo passo, Luke Skywalker segue lo schema-archetipo: incontra il suo maestro, il cavaliere Jedi Obi-Wan Kenobi, e penetra nella 'caverna segreta' della 'Deathstar', la nave spaziale dell'Impero, travestendosi con la divisa dei 'Guardiani della Soglia', i pretoriani dell'Impero. Dopo avere trovato la principessa Leila, 'muore' trascinato sott'acqua da un trita-immondizie e al pubblico viene fatto credere che sia morto. Invece improvvisamente 'risorge' e così inizia la fase del 'Ritorno', in cui Luke assiste al sacrificio del suo maestro, che sacrifica la vita per permettere a Luke e ai suoi compagni di salvarsi. Uno degli 'Elisir' con cui Luke e i suoi alleati ritornano sono i piani di battaglia della 'Deathstar'. Nel finale, Luke riesce a distruggere la nave spaziale grazie all''Elisir' che ha personalmente riportato dal Viaggio, la sapienza del cavaliere Jedi e la capacità di usare la 'Forza a fin di bene. Ci sono molti 'Viaggi dell'Eroe' che si intrecciano nella trilogia di Guerre Stellari, cui dovrebbero andare ad aggiungersi altri tre film. (Tale è la validità dell'impostazione morale di Guerre Stellari che nel Somerset, una contea dell'Inghilterra, i film vengono proiettati agli alunni delle scuole secondarie come parte del programma di educazione religiosa). Ma qualsiasi film che lasci lo spettatore con un senso di completezza e di soddisfazione ha a che fare con il Viaggio dell'Eroe…. "



 
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